Governo Italiano
L’intervista del ministro Mazzi a “Il Sole 24 Ore”

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Ministro, per la Giornata mondiale del turismo che si celebra oggi avevate programmato un evento a Roma con tutti gli operatori del comparto chiamati a rispondere alla suggestione: “Perché il turismo è industria”. Lei ha detto che si batterà perché il comparto rientri tra quelli strategici. Cosa intende?

In segno di rispetto per la tragica morte di Andrea Moretti, l’operaio 22enne precipitato dal Colosseo, abbiamo deciso di spostare l’appuntamento al 17 o 18 ottobre. La suggestione del titolo  proposto è una risposta intenzionalmente secca a tutti coloro che, trattando di turismo, fanno sempre mille questioni e non danno la considerazione che merita, soprattutto in Europa. Da quelle parti il turismo viene spesso sottostimato ed è un errore perché il contributo che porta ai conti nazionali è decisivo. L’università di Roma-Tor Vergata parla di un impatto economico per l’Italia tra il 13 e il 18% del Pil, con un valore di oltre 240 miliardi di euro tra diretto, indiretto e indotto. Eppure, nella narrazione, si continua a trattare il turismo come una bella stagione, un comparto, una cenerentola. E qui si apre il tema europeo. Oggi a Bruxelles  il turismo non ha il giusto peso. Non ha un capitolo dedicato nel bilancio dell’Unione. È paradossale perché con il turismo “si mangia”, eccome. Per questo iniziamo a scrivere un manifesto per il futuro e reclamiamo più attenzione dall’Europa.

Le imprese chiedono misure di semplificazione.

Siamo pronti. Lavoriamo seguendo le istanze dell’industria. I nostri obiettivi per garantire competitività sono: amministrazione agile, tempi certi e procedure rapide. Questo governo ha già investito in importanti interventi di semplificazione per il comparto ed entro quest’anno contiamo di completare l’opera con un pacchetto di misure per altri rami del settore. Alla prima occasione lo presenteremo.

Nell’ultima  legge di bilancio sono stati introdotti contratti di filiera. Quali risultati hanno portato?

Eccellenti. Il nostro ministero ha lavorato per dare risorse certe agli investimenti nel turismo. La misura sui contratti per l’efficientamento energetico delle imprese è attiva e incentiviamo il turismo ragionando in termini di filiera e non di singola impresa, perché il turismo si basa sull’integrazione di più servizi e beni. Tutte le componenti devono trovare nel ministero un interlocutore stabile e autorevole. Governiamo il turismo come una vera forte piattaforma industriale.

Quali richieste ha fatto al ministro Giorgetti per la prossima manovra?

Nutro stima per il ministro Giorgetti e per Daria Perrotta, ragioniera generale dello Stato. Ho chiesto di guardare al turismo con gli occhi dell’investitore. Ogni euro messo nel settore torna nei conti pubblici attraverso occupazione, consumi, gettito e l’avanzo della bilancia turistica lo conferma mese dopo mese. Applico il modello Meloni di dare massima stabilità, perché la stabilità è uno  dei valori più grandi per la reputazione. Il turismo ha mostrato tutta la sua forza: ha superato i livelli pre-Covid, ha creato occupazione, portando l’Italia sul podio mondiale. Noi lo metteremo sempre più nelle condizioni di fare il salto                           da comparto a industria, aperta dodici mesi l’anno e lo faremo con risorse e fiducia. Sappiamo bene che non è una voce di spesa, ma un investimento strategico                             per lo sviluppo della Nazione.

Interverrete sulla tassa di soggiorno?

Siamo da sempre contro l’aumento di qualsiasi tassa. L’imposta di soggiorno è uno strumento nato per promuovere e sviluppare il turismo migliorando i servizi sui territori. Per questo porteremo avanti correttamente l’interlocuzione con Sindaci e Comuni, per capire se le risorse generate vengano effettivamente destinate a beneficio del turismo e non utilizzate per finalità estranee al settore.

Ha definito la proposta di regolamento della Commissione Ue sugli affitti brevi una «minaccia per il ceto medio». Non servono paletti?

Lo confermo: è una minaccia per il ceto medio e un pericoloso divieto ideologico, perché colpisce una scelta legittima delle famiglie e va a minacciare la pienezza del diritto di proprietà dei piccoli proprietari. Si comincia sempre così e poi non si sa dove si arriva. Vietare non serve. Ancor meno di fronte a fenomeni di trasformazione sociale negli stili di vita delle persone. Occorre invece proseguire sulla strada della regolamentazione seria che l’Italia ha già intrapreso, con grande attenzione alla disponibilità di abitazioni per le famiglie, le giovani coppie e gli studenti.

A differenza di Francia e Spagna, dalle tabelle Ocse risulta per il 2025 che il numero di arrivi di visitatori stranieri in Italia è sotto il livello del 2019. Perché?

Non è così. In realtà, già dal 2023 abbiamo superato del 4,4% gli arrivi internazionali esteri. Dal 2022 ravvisiamo un aumento continuo di arrivi e presenze, nonché lo storico sorpasso sulla Francia e l’inseguimento alla Spagna in termini di pernottamenti. Anzi lo scorso anno, stando ai primi dati diffusi dai rispettivi istituti statistici nazionali, con 535,5 milioni di pernottamenti, abbiamo conquistato il primo posto Ue per presenze, superando la Spagna. Ed è proprio quello delle presenze il dato che vale, perché ci dice quanto a lungo un turista soggiorna da noi e quanto spende, misurando anche la nostra capacità di trattenere ricchezza sui territori. Il dato degli arrivi internazionali, invece, è astratto: vengono conteggiati come arrivi anche i passeggeri che transitano due ore, ad esempio, a Parigi per una coincidenza aerea. La nostra forza non sta nel far transitare le persone, ma nel farle restare. Lavoriamo a questo obiettivo, a far tornare chi è già venuto e lo facciamo migliorando servizi e qualità***

Ultimo aggiornamento

27 Settembre 2026, 09:19